Well-Ness-Doing e Motivazioni: Auto-Condizionamento Produttivo

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Ti è mai capitato di dover fare attività che non riesci a fare volentieri?

Sicuramente SI, e scommetto che solo a pensarci ti viene “il nervoso”.

Infatti l’organismo umano è stato programmato sul piano istintivo a fuggire il dolore e a perseguire il piacere.

Un pò come la “teoria contadina” del bastone e della carota :ponder_tb:: se vuoi far camminare un “ciuccio”, o lo percuoti da tergo (non sarebbe contenta Rita dalla Chiesa :-), oppure gli proponi il “miraggio” di una carota probabilmente ma non scontatamente raggiungibile.

Il nodo centrale di questo articolo è il WellNessDoing , parola coniata in questo momento da me con la quale voglio intendere tutte quelle strategie che ci consentono di “godere” di ogni attività, anche di quelle che apparentemente tendiamo a “rifuggire”.

Il WellNessDoing comprende una serie di strategie che consentono di percepire l’esperienza in maniera gradevole e quindi ad aumentare la produttività e la “salubrità” dell’esperienza.

Infatti quando non ci piace fare qualcosa, ci viene istintivo allontanarci ed evitare quell’esperienza, ma se quell’esperienza ci porta un beneficio è conveniente per noi realizzarla e il WellNessDoing ha come obiettivo quello di “restaurare” l’esperienza che ora si presenta non gradevole e renderla gradevole.

Come fare? :question_ee:

Dobbiamo “vivere” l’esperienza in maniera diversa cercando di fare in modo che porti ad un risultato identico, molto simile o addirittura migliore, con la differenza di guadagnarci in salute.

E’ curioso notare una cosa: se prendiamo come esempio l’esperienza di lavorare al computer, di sicuro, facendo una indagine e intervistando un gruppo non omogeneo di persone, emergerà che non tutti percepiscono questa esperienza in maniera identica.

Se domandiamo a due persone a caso se provano piacere nel lavorare al computer, potremmo ottenere infatti tre tipi di risposte: ci sarà chi dice che è straordinario, ci sarà chi dice che è una “tortura” e ci sarà chi esprime un parere intermedio.

E’ chiaro che le tre classi di persone percepiscono quell’esperienza in maniera profondamente diversa.

Considerando il fatto che le attività che ci piacciono sono senz’altro quelle che soddisfano pienamente i nostri bisogni, cioè quelle che ci fanno sentire bene, nel fare una certa cosa dovremmo cercare di “trasformarla” in modo che essa soddisfi almeno parzialmente quanti più bisogni possibili: solo in questo modo potremmo mantenere il risultato voluto e provare un certo piacere nel farla.

Per esempio, mettiamo che sei un appassionato di meditazione e vorresti tanto tempo libero da dedicare a questa pratica, di solito il Sabato hai un pò di tempo libero, ma proprio questo Sabato devi sbrigare alcune “pratiche burocratiche” molto noiose. Ti verrebbe da rimandarle, ma sono molto urgenti e devi farle assolutamente.

Il fatto di non poterti dedicare alla meditazione, perchè devi sbrigare quelle odiose pratiche che siccome sono rimaste indietro stanno diventando urgenti, ti fa andare su tutte le furie; sai infatti che una attività che fai con molto piacere, perchè ti rigenera, ti rilassa e fa bene alla tua salute (la meditazione appunto), deve essere assolutamente sostituita temporaneamente con una pratica che è stressante, non fa bene alla tua salute e ti fa sentire frustrato.

E’ un bel problema, perchè sfortunatamente questa pratica deve essere portata a termine, perchè se non lo fai potrai perdere un affare, oppure dovrai rinunciare ad avere un certo rimborso o cose del genere.

Come vedi in tutte le attività che abbiamo descritto sono in gioco piacere e dolore.

Prendendo per esempio la nostra “odiosa” pratica, io cerco di evitarla, perchè nel eseguirla mi sento frustrato, mi innervosisce e percepisco che sto perdendo del tempo prezioso che posso dedicare ad attività più piacevoli, ma nel frattempo sono consapevole che devo assolutamente portarla a compimento, perchè altrimenti verrò in qualche modo penalizzato.

Tutte le nostre attività per essere portate a compimento, devono superare una “gara” tra piacere e dolore: saranno portate a compimento nel più breve tempo possibile e in maniera qualitativamente apprezzabile, le attività che ci procurano piacere nell’immediato e nel lungo periodo e che ci eviteranno dolore nel breve e nel lungo periodo.

Ma questo è un ideale: chiaramente ci sono attività che hanno un mix di caratteristiche negative e positive.

Ma molte delle caratteristiche negative sono determinate dal nostro focus o da come percepiamo certe esperienze.

Dal nostro focus, perchè una attività che magari non ci dà piacere nell’immediato potrebbe darci molto piacere nel lungo periodo: ma solitamente noi tendiamo quasi automaticamente a focalizzarci su quelle attività che ci danno piacere immediato (esempio eclatante la droga o l’alcool) ma che poi possono non essere così produttive nel lungo periodo.

Il modo di percepire l’esperienza può fare veramente la differenza tra una vita appagante e serena e una vita piena di stress.

Ritorniamo un attimo sull’esempio di prima: a me piace meditare ma non posso farlo perchè devo sbrigare delle pratiche urgenti; ma non è forse vero che per definizione, la meditazione è una pratica che consiste nel concentrarsi pienamente in quello che si sta facendo? E allora potrei farlo anche quando sbrigo delle pratiche!! :clap_tb:

Allora questa esperienza potrebbe diventare addirittura salutare e farmi bene: vedi che ho “ristrutturato” una esperienza in modo da farla diventare gradevole nel breve e nel medio periodo.

Se non ci piace meditare e ci piace ascoltare la musica, potremmo rilassarci mentre sbrighiamo le nostre pratiche, ascoltando un bel cd: sarebbe un bel modo di dedicarsi a se stessi e lo sbrigare le pratiche sarebbe un momento che non vediamo l’ora di vivere. :tongue_wink_ee:

Come vedi, si tratta di lavorare sulla percezione dell’esperienza: è questo che per definizione cerca di fare il WellNessDoing adottando strategie di Auto-Condizionamento Produttivo che permettono di cambiare la percezione di una esperienza in maniera pro-attiva.

Pensa quante implicazioni può avere questa pratica… prova a immaginare e esprimi le tue considerazioni scrivendo il tuo commento qua sotto!

Spero che questo articolo ti sia piaciuto e ti abbia dato un contributo positivo.

Michele


4 opinioni riguardo a “Well-Ness-Doing e Motivazioni: Auto-Condizionamento Produttivo

  1. Questo è un argomento molto interessante.
    Spesso si hanno tante cose da fare, più o meno piacevoli, e ci si sente frustrati quando non si riesce a sbrigarle tutte.
    Ancora peggio è quando risolvi problemi “urgenti” (cioè quelli legati ad una scadenza) e non riesci a dedicare tempo a quegli argomenti che per te sono “importanti” ma che non hanno carattere d’urgenza e per questo vanno un po’ messi in coda….
    In altri casi vi sono argomenti che si ritengono virtualmente “importanti” (e forse anche urgenti), ma che non danno la giusta leva per spingerti ad affrontarli…
    Molto spesso (almeno nel mio caso) il discorso dell’autocondizionamento produttivo deve confrontarsi con problemi di tempo (anche questi stressanti!!). Ma ho imparato che a volte questa è solo una scusa mentale: cioè, se vi è qualcosa che vorresti affrontare (e questa cosa non è urgente), ma la ritieni tediosa, molto spesso ti macherà il tempo per farla…
    Da questo punto di vista sembra importante il discorso che fai tu sul cambiamento della percezione…. probabilmente il tempo per una certa attività, che risulta inizialmente tediosa, potrebbe uscire se ne cambiamo i limiti, la portata, il contesto, cioè se siamo bravi ad effettuare un reframing di quell’esperienza…
    Sull’autocondizionamento produttivo, hai letteratura da segnalare??

  2. Ottime considerazioni Antonio… Complimenti…
    Per quanto riguarda il concetto dell’Autocondizionamento Produttivo non so consigliarti una letteratura specifica,
    Almeno finchè non esce il mio libro sull’argomento :-) poichè questo termine è stato coniato da me al momento
    della stesura dell’articolo… è frutto delle mie ricerche e letture… quello che mi sento di consigliarti è di
    “curiosare” tra le Opere di Krishnamurti poichè è un autore che mi ha dato moltissimo… magari concentrati
    prima sugli argomenti che ritieni più interessanti e poi se ritieni opportuno puoi spaziare su altri argomenti..
    Buona Ricerca.
    Mik

  3. Quindi un concetto che hai sviluppato da basi orientali, anche se, viste alcune affinità, si possono trovare spunti simili nella PNL… cercherò di sicuro qualcosa di Krishnamurti, da inserire nella scorta estiva di libri… ciao

  4. Jiddu Krishnamurti è un personaggio veramente unico nel suo genere… ha una logica insuperabile e riesce a sviscerare le singole situazioni in maniera da smontarle in piccoli pezzetti e farti capire il perchè di ogni singola situazione, soprattutto rispetto alle “trappole emotive” alle quali siamo continuamente esposti… Bravo bravo!

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