Fallire, Fallimento, Fallito e “Modello di ridefinizione delle etichette”

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Che cosa vuol dire per te fallire? Hai paura di fallire? Io no perchè si può imparare da un esperienza, sia se capisci come deve essere fatta una cosa, sia se capisci come non deve essere fatta!

Per far capire questo, molti formatori motivazionali italiani raccontano frequentemente la storia di Thomas Alva Edison, che fece più di 1200 tentativi prima di scoprire il modo corretto di far funzionare la lampadina e ad ogni tentativo non riuscito (fallimento) lui gioiva, perchè diceva di aver scoperto un altro modo sbagliato e quindi da non seguire, per inventare la lampadina.

In realtà moltissimi brevetti che Thomas Edison ha registrato sono nati da idee altrui che lui è riuscito a perfezionare; se sei curioso di capire come è andata, leggi bene la sua storia cliccando su questo link.

Quindi tu che forse hai paura di intraprendere iniziative, perchè dai un significato negativo al fallimento ti devi ricredere: fallire è sempre bello 🙂 , perchè in sè contiene un grande valore che è quello prezioso dell’informazione che acquisisci e che ti consente di arrivare all’obiettivo.

Il successo e il fallimento sono soltanto delle tappe della tua vita che innescano emozioni diverse: l’importante è avere una direzione nella vita e orientare le vele a seconda della direzione del vento; successo e fallimento sono due venti diversi della stessa vita. >:o

L’importante è avere vento per andare!!! :jittery_tb:

Tu hai forse paura di intraprendere una qualsiasi attività perchè hai paura del giudizio della gente! C:-)

La gente (soprattutto quella che non legge il blog di Tradingfurbo.net 😉 ) tende ad appiccicare delle etichette alle persone, quante volte ti è capitato di vivere queste situazioni:

  • se ti sei lasciata andare una sera con uno sconosciuto che ti piaceva: “Sei una Troia!!!” >:o
  • se una volta non paghi le tasse per un errore di distrazione: “Sei un Evasore Fiscale!!!” 🙁
  • se una volta non so per quale “cavolo” di motivo, butti una cartaccia per terra e non lo fai mai: “Sei un maleducato!!” :-S

Il brutto di questo fatto è che una volta che qualcuno ti appiccica un etichetta, tu tendi ad identificarti con questa etichetta quasi inconsciamente e questa è una situazione pericolosa, perchè compirai azioni che tendono a confermare questa tua identità.

Bisogna fare qualcosa!!

Una tecnica del Milton Model applicabile quando una persona cerca di “appiopparti” una etichetta consiste nel “ridefinire” il significato di quell’etichetta dandole una valenza “ultra-positiva”, ti faccio qualche esempio:

– mettiamo che qualcuno, giudicando un tuo comportamento o una tua opinione ti dice: “Sei un fascista!”.

Noi risponderemo utilizzando questo “modello di ridefinizione” in questo modo: “Se con Fascista (Etichetta che ci hanno attaccato) intendi dire che affronto con rigore dei temi che mi stanno particolarmente a cuore…                     … come l’intransigenza su certi valori che ritengo fondamentali, allora lo accetto!” …

… e poi potresti anche aggiungere: “…ma non mi piace come termine e quindi ti prego di usarne un altro più                       consono!” e proporre magari  un termine che ritieni adeguato alla situazione!

Questa tecnica del Milton Model è uno strumento potentissimo che consente di trasformare un “colpo basso” dell’interlocutore in un opportunità per ridefinire la propria persona ai suoi occhi, è un trucco che consente di difenderci da potenziali contaminazioni della nostra immagine!

Non sto qui a parlare del valore di un immagine e non vado su discorsi esoterici, perchè lo scopo di questo articolo è darti degli strumenti pratici che puoi usare in questa dimensione terrena, per rapportarti con persone che si propongono attraverso questa dimensione, sicuramente questa tecnica quindi non sarà necessaria sempre, ma solo per trattare con certe persone manipolatrici, spigolose e oserei dire insidiose… spero che dovrai usarla il meno possibile! 😉

Ritornando alla questione principale di questo articolo, possiamo dire che nel caso del tema “fallimento”, certe persone non vedono l’ora di “additarti” come “fallito” e quindi aspettano, magari “gufando”, che qualcosa ti vada storto.

Quindi facciamo un esempio:

– Se qualcuno ti dice: “Sei un fallito!”

– Tu potresti ribadire con frasi del tipo: “Come fai a dirlo?” oppure con “Che cosa intendi con il termine fallito?” e continuare dicendo “Se con fallito (parola usata come etichetta) intendi dire che sono un Grande, perchè mi cimento in imprese più grandi di me e questo mi consente di migliorarmi a prescindere da come andrà, dico che hai ragione! Ed è per questo che ti invito ad usare un termine più adatto a definire questo aspetto veramente valoroso della mia personalità! Ti inivito per esempio ad utilizzare espressioni come: <Sei eroico!> <Sei un grande visionario!> <Sei un grande leader di te stesso!> o ancora <Sei una persona estremamente coraggiosa che tutti dovrebbero prendere come esempio>: Ora va meglio!”.   :happy:

Spero che dopo tutto questo discorso hai capito che se inizi una qualsiasi attività e questa attività non va come speravi che andasse, è comunque un trionfo: non sei un fallito ma hai fallito!

E’ una differenza profonda che può sembrare banale ma non lo è!

Eviti in questo modo di recepire l’esperienza in maniera negativa e non gli permetti di contaminare la tua immagine e la tua autostima, impedendo che questa etichetta “impesti” anche altre aree della tua vita (pervasività).

E avendo fallito hai scoperto come evitare di fallire la prossima volta che ci riproverai.

Fallendo aumenterai la probabilità di successo nella tua prossima impresa!

Allora in bocca al lupo e ricordati che nell’era dell’informazione più si sa e più si diventa, per questo ricordati di esaminare attentamente le mie risorse gratuite e le mie risorse formative.


2 opinioni riguardo a “Fallire, Fallimento, Fallito e “Modello di ridefinizione delle etichette”

  1. A proposito di etichette e luoghi comuni. Oggi sui giornali di Modena il nostro assessore alle attività economiche afferma “…dov’è la crisi…?” perchè è aumentato il numero di negozi e inoltre “…è preoccupante l’andirivieni delle licenze di negozi di giovani che causano lo sperpero di risorse conomiche delle famiglie di provenienza….”.
    Per il primo punto: potrebbe invece essere proprio a causa della crisi che aumenta il numero di negozi.Venendo a mancare le alternative occupazionali (hanno chiuso e chiuderanno parecchie fabbriche qui nella mia provincia e quelle che restano aperte ridimensionano alla grande) è normale che molta gente pensi ad un’attività.Quest’estate infatti ho visto una coppia di nordafricani che dopo essere stati licenziati dalla ceramica in cui lavoravano ora hanno un banco al mercato ambulante. Non tutti hanno la fortuna di avere “tutto servito sul piatto d’argento” come ha avuto quell’assessore dato che ha ereditato tutto dalla famiglia……………………………..ed anche per il secondo punto: perchè si pensa sempre che i giovani buttino via denaro? E’ chiaro che per avviare/rilevare un’attività bisogna investire soldi magari anche accendendo finanziamenti, anche qui non tutti hanno la fortuna di avere tutto pronto e servito sul piatto d’argento dell’eredità di famiglia…………………………

  2. La voglia di reagire che dimostrano i giovani italiani fa rivenire voglia di prendere in mano la bandiera… sono contento che ci sia
    questa “Movida” anche se a volte manca l’esperienza e le conoscenze e la sopravvivenza di queste giovani attività viene messa a dura prova…
    … comunque io sono da parte di questi giovani… forza ragazzi che ce la fate!

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