IKEA: Ingvar Kamprad Elmtaryd Agunnaryd

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Se uno con questa faccia ce l’ha fatta e ha costruito un impero, perchè non ce la possiamo fare anche noi?

Sto scherzando!

In realtà nutro una profonda ammirazione per Kamprad ed è per questo che ho deciso di riservargli un posto in prima fila negli uomini annoverati nelle nostre biografie esemplari.

La faccia è oltremodo simpatica invece: sarà forse questo uno dei segreti del suo successo? :ponder_tb:

Per scoprirlo non ti resta che proseguire la lettura di questa avvincente storia.

In realtà la storia di Ingvar Kamprad, mr. IKEA è davvero esemplare e straordinaria: testimonia che tutti possono farcela se lo vogliono veramente.

Ingvar Kamprad nasce nel 1926 nella fattoria di famiglia, Elmtaryd (da cui la E di IKEA), nel “duro” altopiano dello Smaland, in Svezia.

In campagna al di fuori della città il freddo ti penetra nelle ossa e non ti aiuta a sognare: è dura pensare a qualsiasi possibilità di avanzamento sociale.

Ma Ingvard non lo sente per niente il freddo o almeno questo non riesce a fermare la sua immaginazione e il suo entusiasmo e questo lo dimostrerà presto con quello che di li a poco riuscirà a pensare e a creare.

Lo spirito commerciale si esplicita fin dai primi anni della sua infanzia, infatti già da bambino, a 5 anni, comincia vendere fiammiferi al vicinato.

Anche io da piccolo rivendevo i miei fumetti dopo averli letti: che abbia anch’io buone possibilità di fare una simile carriera?!

I successivi lavori di Ingvar hanno un qualcosa di più organizzato: cattura e vende pesce, raccoglie bacche che trasporta ad un compratore della zona via bus.

Ma è con la vendita di sementi per fiori che Ingvar realizza i suoi primi veri guadagni utilizzandoli per comprare una nuova bici da corsa e una macchina da scrivere.

Nel 1943 a 17 anni avvia IKEA, la sua prima vera azienda, il nome che sceglie è l’acronimo del suo nome e cognome, della fattoria in cui è nato e cresciuto (Elmtaryd ) e del villaggio natale (Agunnaryd).

Dal 1945 IKEA comincia a proporre una “marea” di articoli molto diversi tra loro e si lancia oltre i confini locali adottando il sistema di vendita per corrispondenza.

Grazie agli annunci sui giornali, la domanda sale e allora Kamprad individua nel locale furgoncino del latte e nella ferrovia un sistema di distribuzione in grado di ottimizzare le consegne.

Ed è così che in un attimo penne, matite, cornici, portafogli, orologi e altri prodotti vengono spediti in tutta la Svezia, grazie a IKEA.

Nonostante la sua attività si allargasse a macchia d’olio, Kamprad ha ancora un lavoro a tempo pieno oltre alle sue attività imprenditoriali “in erba”: terminato il servizio militare, nel 1946  decide di dedicarsi esclusivamente alla sua impresa.

L’idea di vendere mobili subentra nel 1948: questa decisione nasce con lo scopo preciso di rendere la vita difficile ad un suo concorrente molto pericoloso, ma sarà destinata a prevalere sulle altre attività in un modello di business inedito e ben delineato.

I mobili vengono prodotti da falegnami del luogo: sono economici e le vendite vanno talmente bene che, quattro anni dopo, Kamprad abbandona completamente gli altri prodotti e si concentra sui mobili e gli articoli per la casa che riesce a proporre a prezzi abbordabili.

Fino al 1953, l’attività viene condotta esclusivamente sulla base degli ordini per postai.

I primi problemi sorgono quando la competizione nell’ambito del commercio per corrispondenza tende a far abbassare prezzi e la qualità dei prodotti.

Kamprad si trova nel bel mezzo di una guerra dei prezzi insostenibile per una serie di motivi; pesa anche l’introduzione sul mercato da parte dei concorrenti di merci scadenti, che comincia a influenzare negativamente la reputazione di tutte le aziende del settore.

Kamprad decide che la soluzione consiste nel dare l’opportunità al cliente di vedere e toccare il prodotto di persona: compra allora, ad Almhult, una falegnameria sull’orlo del fallimento.

A questo punto annuncia pubblicamente che IKEA è diventata un mobilificio e che chiunque volesse vedere da vicino i prodotti pubblicizzati nel catalogo può visitare il suo spazio espositivo.

Fissa l’inaugurazione il 18 marzo del 1953.

E’ una sfida: nel giorno di apertura, un Kamprad inconsapevole di come sarebbero andate le cose, apre le porte del suo expo e ciò che vede lo lascia allibito:  fuori ci sono almeno 1000 persone in trepidante attesa, che non vedono l’ora di valutare di persona l’iniziativa di Ingvar.

Il caffè e i dolcetti promessi da Kamprad a tutti i presenti all’inaugurazione hanno sicuramente sortito il loro effetto positivo nell’attirare i curiosi.

Ed è proprio in base ad osservazioni casuali e a geniali intuizioni, che in questo primo periodo vengono fissati i principi che reggono ancora oggi il business IKEA.

Le carte vincenti sono per esempio l’attenzione ai costi che diventa da subito una norma fondamentale: Kamprad risparmia su nastri, scatole, carta e su tutto ciò che glielo consente.

L’altra caratteristica vincente è la presenza di punti di ristoro: nel corso degli anni, si è passati dagli iniziali dolci e caffè a ristorantini dai ricercati menù, ma l’idea di poter consumare qualcosa di buono è rimasta ivariata.

All’inizio, quella del punto di ristoro è stata, per Kamprad, una scelta essenzialmente pratica dettata dal fatto che i visitatori dovevano percorrere distaze considerevoli per raggiungere lo stabilimento di Almhult.

Nel 1955, arriva il suo primo grande insuccesso.

L’IKEA sta andando molto bene, ma le cose a un certo punto prendono una brutta piega: incapaci di competere lealmente con Kamprad, i concorrenti passano a metodi antisportivi e cominciano a fare pressioni sui fornitori perchè non lavorino più per la sua azienda.

E’ osservando la reazione di Kamprad che possiamo estrarre le caratteristiche della sua persona e della sua leadership che si sono rivelati poi vincenti: il bello è che possiamo modellare, cioè fare nostro il suo atteggiamento vincente e applicarlo alla nostra vita quotidiana o professionale anche se il contesto è leggermente diverso.

IKEA viene improvvisamente boicottata e bandita dalle fiere.

Ma Kamprad non molla, vuole capire cosa sta succedendo e in un’occasione, si decide a entrare in una fiera nascosto sotto un tappeto, nel portabagagli di una Volvo (un auto cinese in pratica! :lol_tb:).

Da ogni esperienza che appare come una sconfitta si può ricavare il seme di una vittoria più grande.

La reazione di Kamprad ha dell’incredibile, questo uomo dimostra a tutti di che pasta è fatto.

Dimostra che non ce n’è per nessuno e comunica un concetto chiaro, cioè che più viene provocato e più diventa forte: la vedo molto dura per chi decide di mettersi contro di lui.

Per superare il problema dell’ostruzionismo dei fornitori, Kamprad decide di costruire e progettare da sè i propri mobili, e rimedia al fatto di essere stato bandito dagli eventi fieristici comprando un proprio centro espositivo.

Più la competizione si fa difficile, più Kamprad si dà da fare.

Le grandi idee IKEA si susseguono rapidamente, una dopo l’altra: il flat packaging, ossia un sistema di packaging viaggiante nelle macchine dei clienti che sfrutta la facile “componibilità” a domicilio dei suoi articoli, viene introdotto nel 1956 consentendo ai clienti di caricare più comodamente i mobili in macchina.

Nel 1958, ad Almhult, viene aperto un negozio di 6700 metri quadrati e l’azienda assume il suo centesimo dipendente.

Il servizio self-service viene introdotto nel 1965.

Negli anni ’70, IKEA è ormai una compagnia internazionale, che ha punti vendita in tutta Europa: nel 1999 sono 150, sparsi in 30 Paesi, e impiegano una forza lavoro di 44.000 unità.

I profitti superano i 7 miliardi di dollari e la circolazione del catalogo IKEA si aggira sui 100 milioni di copie.

Questi risultati sono strepitosi!

Anche se Kamprad si è ritirato ufficialmente dalla gestione effettiva, è ancora considerato da molti il leader simbolico della compagnia.

Nonostante la sua sorprendente ricchezza e notorietà (diventa protagonista persino dei suoi insoliti spot pubblicitari), Kamprad appare fondamentalmente la stessa persona che ha cominiciato a vendere fiammiferi in tenera età.

Da questo traspare un altra chiave del suo successo: lavorare divertendosi e mantenendo sempre la curiosità di un bambino.

Se uno lavora con passione ed entusiasmo in un mercato promettente non si deve assolutamente preoccupare dei soldi, che arriveranno come naturale conseguenza dell’essenza della sua mentalità.

Un altra carta vincente del successo di Ingvar è sicuramente la sua famosa attenzione ai costi, che lo ha portato ad autodefinirsi “uno svedese scozzese”.

Vola in modo economico, mangia in modo parco, veste casual e si dice che contratti acora sul prezzo quando fa la spesa.

Questa non è tirchieria: è consapevolezza del valore dei soldi e dell’impegno che bisogna mettere per creare ricchezza, è equilibrio e rispetto per il denaro che quindi continua a girare come una “farfalla” attorno alle sue idee e alle sue iniziative.

IKEA è la naturale espressione di questa essenza: il superfluo è quasi assente, non esistono costi inutili, ogni investimento è caratterizzato da un elevato ROI, le gerarchie sono minime, la pubblicità è un pò eccentrica.

Per quanto riguarda un prima o poi inevitabile passaggio di consegne, Kamprad non sembra troppo entusiasta: dichiarazioni quali “non credo che qualcuno dei miei figli sia in grado di condurre l’azienda, almeno non ancora”, vogliono far capire che ci sarà sempre un ruolo per lui all’IKEA, anche fosse solo iconografico.

Nella biografia Leading by Design, afferma “il demone in me dice che c’è ancora così tanto da fare… non sono mai soddisfatto” anche se di recente gli acciacchi della vecchiaia hanno ridimensionato il suo inumano entusiasmo con la dichiarazione che lascerà il suo patrimonio al figlio (ne ha tre) che avrà gestito meglio la linea “Habitat” di IKEA.

Spero che questo racconto ti abbia dato la giusta energia per seguire il tuo sogno anche se per un momento hai creduto di perderti.

Le biografie trovano un posto di rilievo nel blog di Tradingfurbo.net perchè sono l’espressione di una mentalità vincente che noi possiamo modellare attraverso l’osservazione della storia delle persone e dei fenomeni.

Ed è per questo che voglio suggerirti qualche lettura che parla del fenomeno IKEA che può darti spunti interessanti per il tuo business rivelandoti come funziona la mentalità del tuo pubblico e perchè certe idee imprenditoriali prendono campo fino a diventare dei propri fenomeni sociali:

Link numero 1: Ikea: che cosa nasconde il mito della casa che piace a tutti?

Link numero 2: Il signor Ikea

Link numero 3: Soffro d’Ikea

Ingvar Kamprad è senz’altro una figura carismatica e rappresentativa di una leadership forte, che sicuramente è necessaria per far prosperare qualsiasi tipo di business e soprattutto la persona come sistema complesso ed aperto, ed è per questo che voglio suggerirti dei titoli di autori che hanno studiato molto da vicino l’argomento e sono in grado di darti degli spunti interessanti per lavorare su te stesso e integrare la tua personalità aggiungendo delle caratteristiche che la rendono ancora più vincente:

Link numero 1: Leadership visionaria

Link numero 2: Leadership

Link numero 3: Leadership nell’era dell’incertezza

Link numero 4: Leadership e spiritualità

Link numero 5: Leadership Power Plays – Le mosse vincenti dei manager più potenti del mondo

Link numero 6: La leadership centrata sui principi

Link numero 7: La leadership e l’One Minute Manager

Link numero 8: La leadership di Alessandro Magno (un mio mito!)

Link numero 9: Il libro d’oro della Leadership

Link numero 10: La leadership del Benessere (versione MP3)

Link numero 11: Nove personaggi in cerca di leadership

Link numero 12: La leadership secondo Peter Pan

Link numero 13: La leadership per chi insegna

Link numero 14: Il cuore dell’autostima

Questi 14 link possono cambiarti la vita ma solo se ci metti del tuo!

Con un augurio di una vita “ad maiora” e un sincero abbraccio affettuoso: Michele Russo

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6 opinioni riguardo a “IKEA: Ingvar Kamprad Elmtaryd Agunnaryd

  1. Veramente una bella storia, sono contento che lui come tanti altri abbiano avuto successo, anch’io cerco di farcela, piano piano.

  2. Hai omesso un particolare. Ikea ha utilizzato per crescere fornitori che utilizzavano i detenuti e i deportati della DDR

    http://www.esserecomunisti.it/?p=50954

    Questo non mi pare nè etico nè encomiabile.
    Oggi utilizza il dumping avendo fiscalità agevolata.
    Non è certo un'azienda meritevole di elogi.
    Puro capitalismo d'assalto.

  3. Già l’estate scorsa questa accusa era stata lanciata contro Ikea da un reportage della rete tv pubblica tedesca Wdr. Secondo la quale negli anni Settanta e soprattutto negli anni Ottanta l’azienda svedese – in base ai dossier Stasi e a testimonianze di ex detenuti politici – avrebbe fatto massiccio ricorso al lavoro forzato, in almeno 65 impianti per la produzione di mobilio nell’allora Ddr. Dopo la caduta del Muro e la riunificazione, il costo del lavoro divenne eccessivo nella Germania orientale, e Ikea allora delocalizzò la produzione, pare, in Corea del Nord, una dittatura ancora più bieca e spietata. Il numero uno di Ikea, Ingvar Kamprad, noto per il suo asserito passato nazista, dichiarò allora di non essere a conoscenza dell’uso di detenuti nei mobilifici della Ddr usati da Ikea, ma di ritenere che “se così è stato, secondo noi si trattava di misure nell’interesse sociale”. Ikea, con 300 filiali sparse per il pianeta, è il maggior produttore mondiale di mobili e l’anno scorso ha registrato un fatturato di circa 25 miliardi di euro.
    (02 maggio 2012)

  4. Un buon esempio x tutti , questa persona ha saputo creare un qualcosa di eccezionale , una vera mente. Ci ha permesso di arredare le nostre case in modo facile ed economico , scegliere molteplici soluzioni di erredo x tutti gli ambienti . Be che dire … Una persona eccezionale

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