Imprenditoria e capacità di delegare: La storia originale di Frank Winfield Woolworth

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Five and Ten Cents” la formula magica che da sempre funziona e che è stata recentemente riesumata: infatti abbiamo visto aprire negli ultimi mesi dei negozi con la scritta “tutto a 5 e 10 euro” o slogan simili.

Devi sapere che pur sembrando ai nostri occhi una idea innovativa e alla moda è soltanto e “revival” della formula che ha fatto arricchire Frank Winfield Woolworth una persona che deve essere preso come esempio di come sia importante avere fiducia negli altri e di come sia fondamentale l’azione di delega per sviluppare un impero.

Di origini modeste Frank diventa uno degli uomini più ricchi d’America nonostante debba affrontare alcuni fallimenti nei primi anni della carriera.

Arrivato da una piccola cittadina dello Stato di New York, il ragazzo di campagna diffonde ovunque la sua formula “five and ten cents”, prima in America e poi in tutto il mondo.

Da un primo negozio avviato nel 1879 alle migliaia di punti vendita del 1918, la crescita della F.W. Woolworth & Co. è stata fenomenale e ha cambiato il mondo della vendita al dettaglio, portando il suo fondatore alla ricchezza e alla fama.

Woolworth è stata la prima catena di vendita basata sul prezzo.

Il segreto di questo suo successo si deve a una grande capacità di delega.

F. W. Woolworth ha cambiato il modo di fare shopping.

Nasce a Rodman nello Stato di New York, ed è il primogenito.

Alla fine del 1858, quando ha sette anni, la famiglia si trasferisce in una fattoria da 108 acri nei pressi di Great Bend.

In un villaggio con una popolazione di sole 125 persone, le opportunità di istruzione sono molto limitate: la scuola ha soltanto una classe, che lui frequenta insieme al fratello.

Gran parte del suo tempo viene dedicato allora ad aiutare il padre nel governo delle sue otto mucche, piuttosto che a studiare.

A 16 anni Woolworth frequenta per un breve periodo una scuola commerciale, poi trova lavoro nel piccolo negozio del capostazione e quindi nell’emporio di Dan McNeil a Great Ben: in entrambe le occasioni, Woolworth lavora gratis.

In compenso, Dan McNeil lo raaccomanda a Willliam Moore, proprietario di un negozio ben avviato a Watertown, che lo assume nel 1873.

Alla Augsbury & Moore, Woolworth comincia dalla gavetta: lava i pavimenti, prezza i prodotti, consegna la merce e in generale si rende utile.

L’orario di lavoro è lungo, 6 giorni alla settimana, dalle 7 di mattina alle 9 di sera, e la paga non è eccezionale.

Tutto questo ci fa capire una cosa: all’inizio si deve essere disposti a “fasi il mazzo” dopodichè in un processo di Kaizen personale e professionale il peso diminuisce con l’andare del tempo.

I proprietari all’inizio propongono a Woolworth di lavorare gratis per un anno, ma poi, dopo una qualche contrattazione, questi li convince a farlo lavorare gratis per tre mesi e a pagarlo 3,50 dollari nei successivi tre.

Chi di noi oggi sarebbe disposto a lavorare gratis?

Due anni dopo Woolworth trova lavoro in un altro negozio, il Bushnall’s Department Store, come commesso anziano.

Nel 1876 sposa Jennie Creighton, una canadese, e acquista una fattoria da quattro acri.

Sfortunatamente, le dure condizioni e la mancanza di aiuto gli causano febbri e uno stato generale di stress che lo costringono a rinunciare all’impiego e a restare a casa per un anno, senza essere in grado di lavorare.

Mentre si trova in tale forzato riposo, arriva alla sua porta il precedente datore di lavoro, William Moore, chiedendogli di tornare a fare il commesso presso quello che ora si chiama Moore & Smith.

Woolworth accetta per una paga di 10 dollari alla settimana.

Il 1878 è l’anno in cui a Woolworth nasce la figlia e muore la madre, ma è anche un anno di cambiamenti radicali nel mondo della vendita al dettaglio.

Nei negozi del Midwest, ha fatto il suo debutto una nuova strategia di mercato, che viene chiamata the “five cent table” (letteralmente “il banchetto del cinque centesimi”, e consiste nel vendere la merce in eccedenza a un prezzo ribassato di un nickel, corrispondente apppunto a cinque centesimi, esponendola su un banchetto.

I clienti vengono attratti dal gran numero di offerte speciali e, allo stesso tempo, spinti ad acquistare poi altri beni a prezzo pieno.

Questo è stato ripreso recentemente come strategia commerciale “principe” dai moderni centri commerciali.

Moore si reca a New York e torna a casa con un carico di merci del valore di 100 dollari, con l’intenzione di venderlo nel negozio Moore & Smith; Woolworth si occupa della vendita e tutto viene venduto in appena un giorno.

Con la merce fornita da Moore, Woolworth apre il suo primo negozio a Utica, nello Stato di New York: qui vende soltanto con la formula dei cinque centesimi.

The Great Five Cent Store” apre l’attività un sabato sera del febbraio 1879 con merce per un valore di 321 dollari;

il primo articolo venduto è una paletta da fuoco.

Il negozio tuttavia non riscuote successo e viene quindi chiuso.

Senza scoraggiarsi, Woolworth ne apre un altro nel giugno dello stesso anno, a Lancaster, in Pennsylvania, ma ora la formula prevede oggetti in vendita a cinque e a dieci centesimi.

Questo a dimostrazione del fatto che a volte un piccolo dettaglio può fare una grande differenza: la strategia funziona perchè il cliente vuole varietà ma non troppa altrimenti il processo di vendita viene rallentato o reso difficile.

Il negozio di Lancaster è un successo e così il secondo punto vendita aperto, nel novembre 1880, a Scranton; da questo momento Woolworth inizia a non guardarsi più indietro.

Woolworth chiama i membri della sua famiglia per aiutarlo a estendere il proprio impero.

Nel 1895 possiede 28 negozi, compresi quelli del suo vecchio capo William Moore, e il fatturato supera il milione di dollari, ma la crescita continua ancora a un ritmo vertiginoso: nel 1900 i negozi sono 35, nel 1908 189 e nel 1911 sono diventati 600.

Nel gennaio 1918 apre il millesimo negozio, sulla Quinta Strada di New ork.

La società individuale di Woolworth si è trasformata in una impresa di livello mondiale.

Nel 1905, cedendo a pressioni commerciali, fonda la F.W. Woolworth & Co. e ne distribuisce 50.00 azioni tra dirigenti e dipendenti.

Gli uffici della corporate sono in un primo tempo nello Stewart Building, di fronte al City Hall Park di New York, ma in seguito, nell’aprile 1913, la sede viene spostata nel Woolworth Building, il più alto grattacielo del tempo.

L’ufficio di Woolworth si trova al ventiquattresimo piano, misura quasi 10 metri quadrati ed è stato progettato sulla base della Stanza Imperiale di Napoleone, della quale contiene l’orologio e altri oggetti originali.

Nel 1916, i negozi di F.W. Woolworth servono oltre 700 milioni di clienti e registrano fatturati per 87 milioni di dollari.

Tutte le città degli Stati Uniti con una popolazione superiore alle 8000 unità hanno un Woolworth’s.

Quando Woolworth si installa nel Woolworth Building la sua carriera sta volgendo al termine: la salute non è più molto buona e lui comincia a prendersi qualche periodo di riposo in Europa.

Sua moglie Jennie soffre di senilità precoce e Woolworth continua a peggiorare, in parte anche perchè rifiuta di curarsi i denti.

Il 4 Aprile le sue condizioni peggiorano ulteriormente e, quattro giorni dopo, muore.

F.W. Woolworth & Co. è il primo esempio di vendita al dettaglio basata sul prezzo.

Anticipando tutta una tradizione di politiche di vendita attente al prezzo, poi seguita da aziende come Wal-Mart, Woolworth è stato uno dei primi commercianti capaci di costruire un impero della distribuzione basato su catene di negozi e volumi di vendita.

Lavorando per salari irrisori o addirittura gratis, passando lunghi periodi di malatita e fallendo con tre dei suoi primi cinque negozi, nessuno avrebbe criticato Woolworth se avesse rinuciato al suo sogno.

Invece, la sua straordinaria tenacia sbaraglia tutti i concorrenti del sistema “five and ten cents” e fa di lui il rivenditore al dettalgio di maggior successo dei suoi tempi.

Il concetto di business di Woolworth, basato su articoli a basso prezzo, sopravvive fino agli anni ’90 del nostro secolo.

Tuttavia, nel 1997, la Woolworth Corporation annuncia l’imminente chiusura dei suoi ultimi 400 negozi “five-and-dime” negli Stati Uniti, ritirandosi infine dalll’attività di vendita di prodotti economici che ne aveva formato l’identità per 117 anni.

Qual’è stato il segreto di Woolworth?

Sembra proprio la capacità di delega: “finchè rimanevo ossessionato dall’idea di occuparmi personalmente di tutto, il successo su larga scala era impossibile. Un uomo deve scegliere i suoi collaboratori e/o soci sulla base delle capacità e dare loro potere e responsabilità”.

p.s.: i tuoi commenti sono i benvenuti, soprattutto dimmi che cosa ti ha trasmesso questo articolo, sono curioso di sapere.

p.s.1: ricordati di “scovare” i link nascosti che ho saputo “celare” ad arte all’interno di questo articolo, contengono il tuo “tesoretto”.

p.s.2: se ti vuoi veramente migliorare dovresti dare una occhiata a questo!


7 opinioni riguardo a “Imprenditoria e capacità di delegare: La storia originale di Frank Winfield Woolworth

  1. Sembra proprio la capacità di delega: “finchè rimanevo ossessionato dall’idea di occuparmi personalmente di tutto, il successo su larga scala era impossibile. Un uomo deve scegliere i suoi collaboratori e/o soci sulla base delle capacità e dare loro potere e responsabilità”.
    E' proprio questo il concetto, che invece in Italia NON va proprio giù a tanti piccoli imprenditori, ossessionati dalla fobia di perdere il controllo dell'azienda! "A fag tot me, a fag tot me!" (in dialetto modenese significa faccio tutto io, faccio tutto io!), questo ritornello qui a Modena e provincia (ma anche in tante altre parti d'Italia) lo sento rimbombare troppo spesso…………..ed è una delle concause del nanismo italiano delle imprese.

  2. Ciao Michele.
    Ciao Enrico.

    Questa storia l' ho gia'; letta in un bellissimo libro di Napoleon hill; La chiave Principale della Ricchezza;

    bellissimo Testo che ti fa capire come semplici individui siano riusciti dal nulla a creare Grandi Attività.

    Ognuno di noi potrebe fare di piu'; e probabilmente in questi periodi e' quasi obbligato a fare e dare di più.

    Nulla e' più certo.

  3. E' veramente incredibile come, concentrandosi sul presente e su quello che devi fare e andando "in flusso" come dice il Dalai Lama e mantenendo la visione (Big Vision) certe persone possano fare veramente miracoli. Ognuno di noi può fare lo stesso e questa storia ci puo' far riflettere e aiutarci a trovare la forza se vogliamo realizzare un progetto importante.

  4. Ciao Michele.
    L'anno scorso avevo letto l'articolo e sono rimasto particolarmente colpito dalla sofferenza che il tuo luminare ha subito per arrivare alla ricchezza.
    Una bella storia.
    Un saluto
    Baldassare

  5. Ciao Michele,
    leggo il Tuo blog da qualche tmpo, anche se non intervengo perche', finora, sono stato impegnato qui in Florida a creare una mia attivita', che mi consente, ora, dopo un periodo di incertezze, una totale autonomia di denaro ma, soprattutto, di tempo e, quindi, di pensiero.
    Trovo questa storia illuminante piu' che sull'importanza del processo di delega (per il quale e' parimenti se non piu' famoso l'esempio di Paul Getty, Sr.) sull'importanza che ha, per ogni individuo che non vuole seguire la massa ma creare il proprio solco, la convinzione sulle proprie idee e la conseguente "testardaggine" di inseguirne la realizzazione, provando ripetutamente fino a trovare la strada giusta, ed imparando dai propri errori.
    Scrivo questo perche', dopo aver, ahime', provato anch'io una cocente delusione per aver investito una cifra significativa in Florida con quel Tonelli del quale si e' occupato anche il Tuo blog qualche tempo fa (il quale e' sparito chiudendo i conti bancari e senza dare alcuna notizia, ed ora e' pronto a fare altri danni di nuovo in Italia attraverso un altro sito i.net…) sono emigrato qui in Florida, dove ho investito i miei rimanenti risparmi in altre attivita', che mi stanno, finora, dando una certa soddisfazione, tanto che penso di investire di nuovo i proventi, durante i prossimi due anni, in una serie di attivita' (e' allo studio dei miei consulenti un franchising, ma vedremo…) che svilupperanno un concetto con una sua propria nuova identita', che dovebbe essere ben accolta dal mercato.
    Perdonami se non sono piu' preciso ma, ovviamente, capirai che si tratta di un processo ancora in corso, del quale non e' opportuno, quindi, svelarne in questo momento i dettagli.
    Certo, la capacita' di delega e' molto importante ma, per richiamare i miei inizi qui in Florida, sicuramente sfortunati per aver delegato alla persona sbagliatissima (il Tonelli al quale accennavo sopra) io declinerei questo concetto piuttosto sotto due aspetti: i) Conoscenza accurata del Business, per sapere quali sono gli aspetti che consentono di tenerne il controllo anche con un limitato impegno personale, e conseguente procedurazione delle attivita' di creazione del valore (e, quindi, un controllo non delle singole azioni ma del processo) e ii) saper scegliere i collaboratori ai quali delegare, che siano sicuramente onesti ed affidabili e non necessariemente i piu' bravi (che poi costano e sono pronti ad abbandonarti dopo breve tempo) ma che siano persone che siano a proprio agio nel seguire le regole create per il Business, consentendomi, quindi, di dedicare al controllo delle attivita' un decimo del tempo che avrei dedicato alle attivita' in se stesse, liberando, quindi, le risorse di tempo e di pensiero necessario per lo sviluppo di nuove idee.
    Complimenti ed un augurio per il prosieguo del Blog e per il Natale imminente.
    Bruno

  6. Per BRUNO:
    Buongiorno, sarei interessato a uno scambio di esperienze di 'investimenti problematici': potresti comunicare in privato?
    Puoi farlo all'indirizzo gruppovam@libero.it.
    Grazie. Stefano

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