Vendita allo Scoperto: come funziona e come ci puoi guadagnare…

http://www.tradingfurbo.net/vendita-allo-scoperto/short-selling/

La vendita allo scoperto (denominata in Usa short selling) è una operazione speculativa che consente di guadagnare quando i mercati crollano: sembra strano ma è così!

Le vendite allo scoperto consistono nel vendere titoli che non hai in portafoglio.

Tantissimi investitori o aspiranti tali credono che le vendite allo scoperto siano più rischiose rispetto alle classiche operazioni al rialzo ma in realtà non è così.

In questo articolo cercherò di spiegarti in che cosa consiste “shortare“, perchè la maggior parte dei trader non ci si avventura e perchè in realtà è pure più sicura di una classica operazione al rialzo.

Ci sono 3 motivi per cui considero una operazione ribassista più sicura è più efficiente di una operazione al rialzo e sono:

1. La violenza con cui crolla un mercato è molto maggiore della forza con cui tende a crescere (quindi con le vendite allo scoperto si guadagna di più e molto più velocemente).

2. L’unica “pecca” (se vogliamo chiamarlo così) è che per le vendite allo scoperto c’è un limite di guadagno rappresentato dal raggiungimento di zero dollari (o euro) limite oltre il quale il titolo non può andare. Questo implica che il guadagno massimo per una operazione short è del 100 per cento del valore iniziale del titolo che prendi in considerazione. Questa caratteristica non implica nessun problema poichè, se vogliamo, quando si verifica l’azzeramento del titolo possiamo chiudere la posizione ed aprirne un’altra.

3. Sono più sicure perchè se gestisci con degli stop loss la posizione, c’è un minor rischio che venga ignorato dal sistema; infatti la velocità con cui un titolo crolla può essere violenta (per effetto del panic selling), mentre di solito un titolo tende a crescere di prezzo molto meno rapidamente ed è più probabile che il tuo stop loss non venga saltato e ignorato. In realtà questo non è sempre vero nel senso che più di una volta ho visto titoli incrementare del 20 o più per cento, ma diciamo che è poco probabile rispetto ad un crollo della stessa entità, soprattutto quando questo si accompagna ad un crollo generale del mercato.

Purtroppo (o per fortuna) la Consob controlla molto rigorosamente le vendite allo scoperto e quindi se fai trading on line con broker italiani e soprattutto tratti azioni del mercato italiano avrai quasi sempre le “mani legate”.

Se vuoi fare pratica con le Operazioni Ribassiste ti consiglio di sperimentarle profondamente su di una piattaforma di Paper Trading come questa e solo quando hai acquisito una certa sicurezza potrai tradare in reale.

La piattaforma di Up&Down.com è molto facile da utilizzare ed è quella che utilizziamo all’interno della Membership Zen Trading.

Se poi ti senti talmente sicuro di te e vuoi pasare in reale ti consiglio di aprirti un conto con un broker Usa come Interactive Brokers o Optionsxpress che sono sicuri e affidabili.

Ti chiederai: “Come è possibile? Se io possiedo un bene materiale è chiaro che ci guadagno quando il suo valore aumenta nel tempo, mentre le cose non vanno bene se il valore di un bene che possiedo si svaluta ogni giorno!”.

Proprio così infatti, il punto sta nel capire che la regola precedente è vera soltanto quando tu possiedi un dato bene.

Nella vendita allo scoperto io vendo dei titoli che non ho in portafoglio. Li chiedo a prestito ad un broker promettendo di restituirli ad una scadenza non determinata e pagando gli interessi relativi al prestito. L’Operazione incomincia quindi con una vendita e un incasso da parte mia. Quando il mercato crolla è il momento buono di restituirli al broker perchè posso comprarli ad un prezzo minore rispetto a quello che inizialmente avevo incassato, glieli restituisco pagando gli interessi e mi tengo la differenza. Sto parlando della differenza tra il valore incassato all’inizio meno gli interessi e meno il costo dei titoli quando li ricompro.

La vendita allo scoperto funziona così, provo a farti capire ancora meglio.

Io vendo sul mercato aperto un pacchetto di azioni che non mi appartiene, che non possiedo in portafoglio; ma allora ti chiederai: “se non le possiedi come fai a venderle“?

E’ possibile vendere azioni allo scoperto: vendo delle azioni che mi faccio “prestare” dalla banca e attenti bene, io verso la banca ho l’obbligo di restituire le stesse azioni; semplicemente dico alla banca: “Mi presti queste azioni? Te le restituisco tra un pò!”.

La banca cioè mi da un servizio che io sono contento di pagare (interessi), ma lo scopo di questo articolo non è di esaminare nel dettaglio quanto io devo pagare per questo servizio.

Nel momento in cui io vendo sul mercato aperto una azione ad un certo prezzo, incasso dei soldi, cioè aumenta la liquidità nel mio portafoglio, nello stesso tempo devo ricordarmi che devo far fede ad un obbligo, cioè restituire le stesse azioni “rimediandole” al momento giusto sul mercato aperto.

Da adesso in poi quello che mi conviene è cercare di comperarle ad un prezzo minore…

… aspetto che il prezzo cali, le ricompro e le restituisco alla banca.

Il mio obbligo è in questo modo estinto e io mi ritrovo con un guadagno che è generato dalla differenza tra la somma che io ho incassato nel momento che ho venduto le azioni della banca e la somma che io ho dovuto “sborsare” per ricomprare le azioni per restituirle alla banca.

Come è possibile che il valore di un titolo crolli così rapidamente?

Ricordati che stiamo parlando di un prezzo e non di un valore.

Nei mercati molto spesso il prezzo crolla per un discorso di percezione e quindi si può speculare su questa dinamica sapendo che in realtà il valore intrinseco viene mantenuto.

Cercherò di farti capire questo concetto con due esempi, concentrati!

Se un bene lo possiede un altro, e tu sei interessato ad un certo bene, vorresti comprarlo ad un prezzo di mercato più basso e per farlo non hai necessariamente bisogno che il valore di quel bene diminuisca realmente, ma soltanto che il suo valore venga percepito dal mercato come più basso.

Un esempio sottile per capire la filosofia delle vendite allo scoperto (short selling): nelle negoziazioni, l’abilità di un bravo negoziatore per spuntare una trattativa più favorevole possibile è quella di “manipolare” ad arte la controparte e fare in modo che questa abbia una percezione alterata della realtà; molto spesso le cose non sono come le vediamo noi ma ci diventano se noi siamo convinti che lo siano.

Un altro esempio: quando vuoi comprare una auto usata probabilmente ti informi su quale sia il prezzo di mercato; la maniera più semplice per scoprirlo è vedere la quotazione di un certo modello con certe caratteristiche su quattroruote; ma se noi paragoniamo due auto con la medesima qualità, per esempio una citroen c5 con una passat (ripeto mettiamo che il livello qualitativo sia lo stesso), sappiamo che la passat “tiene meglio il mercato” cioè il suo valore agli occhi del mercato si mantiene più stabile nel tempo rispetto a quello di una citroen c5.

Ma non è anche questo un discorso di percezione? Credo proprio di si!

In realtà le due auto a livello qualitativo sono paragonabili, e il loro prezzo in partenza era anche lo stesso, ma arrivati alla data X, come per magia il prezzo di mercato è ora diverso.

Ritornanodo alla situazione che abbiamo ipotizzato e cioè che io voglia acquistare una auto usata, potrò far leva sul fatto che la citroen è più difficile da ricollocare sul mercato rispetto ad una passat e quindi posso spuntare un prezzo di favore se faccio percepire alla controparte un sentimento di urgenza nel voler vendere, anche ad un prezzo minore, la citroen c5.

Nel Trading è la stessa cosa: se io le azioni non le possiedo ma le voglio possedere a breve, vorrei che il loro prezzo diventi più basso, solo allora posso comprarle.

Come si realizza praticamente una Operazione di Short Selling?

Questa è l’operazione di short selling che sulla piattaforma di trading si realizza specificando il simbolo della società su cui voglio effettuare questa operazione e scegliendo come operazione non il solito “BUY” come avviene per le operazioni long, ma questa volta il “SELL SHORT” che è tipico delle operazioni al ribasso.

Le vendite allo scoperto vengono dette “Bearish“, bear in inglese significa orso e ci si riferisce al movimento che l’orso compie quando attacca un avversario, cioè una zampata dall’alto verso il basso che mima benissimo il movimento che deve compiere il titolo affinchè io possa guadagnarci.

Spero di essere stato interessante, ti consiglio di seguire anche il video qui sotto che parla proprio della vendita al ribasso:

Ti saluto affettuosamente ricordandoti se ancora non lo hai fatto, che puoi accedere a delle informazioni preziose e segrete, scaricando GRATUITAMENTE le mie risorse da questo link.

p.s.: sei libero di condividere l’articolo e farlo conoscere se credi che merita semplicemente cliccando il pulsante “+1” di Google Plus o il pulsante “Mi Piace!” di Facebook (li trovi entrambi qui sotto).

p.s.2: in realtà ti vorrei dire sinceramente che l’articolo secondo me “spacca” e quindi vorrei che fosse visto il più possibile, per fare questo conto anche sul tuo aiuto: sempre con il bottone “+1” o “Mi piace!” di Facebook (grazie!).


24 opinioni riguardo a “Vendita allo Scoperto: come funziona e come ci puoi guadagnare…

  1. Ciao Michele.
    Anche se in questo periodo non sono stato molto presente sul blog (durante il periodo estivo la famiglia assorbe molto tempo, quasi tutto), ho letto comunque tutti i tuoi interventi e come al solito (continua così) vai sempre sul pratico.
    Mi inserisco su questo post per allargare l’argomento della previsione del movimento di una quotazione (in questo caso chi shorta prevede un movimento al ribasso) spostandola sulle basi: cioè gli strumenti per fare queste analisi. Al di la della metodologia utilizzata per fare le analisi, hai evidanziato in passato gli strumenti messi a disposione da Yahoo per fare diverse analisi sui titoli seguiti.
    Al di la di opportunità che altri strumenti di analisi concedono (anche a pagamento, e tu conosci quali sono quelli in circolazione più usati), ritieni che vi possano essere motivi validi per acquisre questi altri strumenti o ritieni che yahoo, nella sua semplicità, possa aiutare il trader a gestire le sue decisioni rispetto al mercato in maniera abbastanza consapevole?

    saluti

    Antonio

  2. Ciao Antonio e complimenti per le tue domande… consentono di ampliare sempre il discorso (anche tu continua così)… :-)
    direi che per quanto riguarda l’Analisi Tecnica, ci sono strumenti che spaccano il capello in 4 ma secondo me conducono facilmente alla “paralisi da analisi”…
    spaccare il capello in 4 serve a poco ed è forse utile al trader che applica una metodologia intraday che comunque a noi non interessa..
    perchè non interessa a noi una metodologia intraday… perchè noi vogliamo liberare il nostro tempo… non siamo interessati a guadagnare soldi se questo
    vuol dire rinunciare al tempo a nostra disposizione… noi vogliamo far lavorare il denaro per noi e non noi per il denaro … non so se rendo l’idea!
    Io tenderò sempre più verso un approccio “value investing” e sempre più andrò ad aumentare il time frame di riferimento per il mio investimento…
    con un time frame più lungo le nostre analisi, anche se grossolane, diventano molto attendibili e non c’è bisogno di spaccare il capello in 4…
    spaccare il capello in 4 è pura speculazione (cioè stiamo masturbandoci la testa inutilmente)… penso che yahoo sia uno strumento più che sufficiente per le nostre analisi ed è molto all’avanguardia e molto aggiornato!
    Spero di essere stato chiaro ed esaustivo.
    A presto
    Michele

  3. Bene.
    Visto che la materia mi interessa molto (il value investing) volevo condividere con te alcune considerazioni.
    Yahoo Finance è (come hai confermato anche tu) un ottimo strumento di analisi, fondamentalmente tecnica, e da anche alcune misure che riguardano il “valore” del titolo. Concorderai con me che tali informazioni sono scarse per un’analisi del valore approfondito dell’azienda.
    Per addentrarsi nell’analisi del valore di un titolo a questo punto esistono due vie: 1) prendere il bilancio dell’azienda ed analizzarlo 2) abbonarsi ad alcuni siti che forniscono svariati misuratori derivanti dall’analisi del bilancio di tante aziende e semplificare il tuo lavoro.
    Visto che alcuni abbonamenti (quelli più prestigiosi) e che danno anche molte informazioni dettagliati sui valori aziendali, costando un bel po di soldi (troppi per un investitore privato non professionale), tu, come ti stai orientando?? Hai per caso altre soluzioni che siano una via di mezzo tra l’analizzare personalmente un bilancio di un’azienda e abbonarsi a siti costosi?

  4. Sono d’accordo con te in tutto e abbraccio le considerazioni che hai fatto…
    … hai ragione per un trader privato è eccessivo parlare costi d’abbonamento per servizi ultraprofessionali…
    … anche perchè i bilanci societari sono disponibili gratuitamente online andando a visitare il sito dell’azienda…
    … già chi non li rende pubblici comunica una certa “deficienza” che può essere tradotta in mancanza di valore!
    Sto studiando ad un modo per valutare rapidamente una società confrontando il suo P/E con certi dati di
    bilancio o certi indicatori facilmente calcolabili… ti farò sapere il frutto di queste mie ricerche e sicuramente sarà
    oggetto di un’altra Opera Digitale
    Michele

  5. Ciao a tutti.

    Per investire non occorre per forza affidarsi a singole aziende che ci costringono in ogni caso a controllare i bilanci ecc, ma si possono utilizzare allo stesso modi delle azioni gli ETF.

    Certo hanno un costo di gestione leggermente superiore (circa mezzo punto percentuale all’acquisto e per ogni anno che li utiliziamo), però, considerando investimenti che durano da un mese in su sono sopportabili.

    L’ETF è un fondo comune, ne esistono di vario tipo, da quelli nazionali (cac40, dax50 ecc.) a quelli continentali (come eurostox) a quelli che segiono le azioni mondiali (mscii world) oppure per settore… Inserendo etf in portafoglio eliminiamo sicuramente il rischio intrinseco d’azienda (il che non è da sottovalutare).

    Per il discorso degli indicatori, uno abbastanza semplice da utilizzare e la media mobile di lungo periodo (in base al ciclo che vogliamo cavalcare) che fornisce indicazioni fra il 60 ed il 66% corretti. Poi ne esistono anche di più precisi (fino al 90%) ma sono un po complessi da spiegare in questa sede. La MM individua i pun ti di svolta del mercato e quindi sai quando comprare e quando vendere.

  6. Il problema è che, anche per accedere ai bilanci vi sono dei costi, che unitariamente possono sembrare irrisori, ma che, volendo avere una base dati ampia per poter confrontare il maggior numero di aziende possibili, può amplificare tali costi… Diverso è il discorso che si fa quando si individuano in qualche modo, tra una moltitudine di titoli, alcuni interessanti per qualche motivo (quindi si restringe il campo di confronto) e poi si va a fare l’analisi di bilancio di questi singoli titoli… naturalmente la bontà dell’analisi dipende dal criterio di selezione dei titoli dei quali si vuole successivamente approfondire la conoscenza….

  7. Antonio Le Aziende che vogliono dare una buona immagine di sè nel loro sito internet hanno una sezione dedicata agli investitori
    detta Investor Relations che ti fornisce tutti i dati della società in questione unitamente ai bilanci… è vero che c’è il problema del
    falso in bilancio ma questo ci sarebbe comunque… quindi per evitare i costi potremmo affidarci al loro sito internet… no?
    Attendo tua risposta
    Michele

  8. Patrizio i fondi comuni a mio modesto avviso sono adatti per chi non si vuole prendere la briga di gestire da sè il suo capitale…
    … potrei anche io costruire un “fondo comune” e chiamarlo Tradingfurbo Fund e raccogliere capitale e gestirlo per gli altri… e anche in questo caso
    sarebbe giusto che mi pagassero (ecco le commissioni)… un fondo non è altro che un paniere di azioni coerente con la teoria della diversificazione degli
    investimenti… ma io credo che un investitore che sa quello che fa non ha bisogno di diversificare… e questo ha fatto la fortuna di Warren Buffett…
    è vero che non diversificando puoi andare incontro a grosse sconfitte tutto in un colpo… ma se acquisti una azienda ad alto potenziale ad un buon prezzo…
    secondo me questo rischio vale la pena correrlo… che ne dite?
    Michele

  9. Ok, escludendo il falso in bilancio, vi è comunque una serie di dati da raccogliere e confrontare (per avere una visione quanto più ampia possibile dei titoli in giro). Una prima selezione potrebbe farsi sul settore. Quindi confrontare innanzitutti i settori (senza naturalmente fare una scelta drastica). All’interno del settore valutare un livello minimo (o massimo) di capitalizzazione. E a quel punto andare a vedere quante aziende rimangono. Fare l’analisi di bilancio non affidandosi agli indici classici propinati, ma adattandoli al tipo di settore. Scegliere i migliori e poi naturalmente fare un minimo di analisi tecnica (quello che appunto Patrizio diceva a proposito delle medie mobili) per valutare anche se il momento è buono per entrare su quel titolo “valutato” positivo…. questa può essere la metodologia, ma a quanto pare per avere una serie ampia di queste informazioni alcuni siti professionali sono indispensabili (da quello che ho letto su alcuni forum vi è anche la possibilità di creare con i dati disponibili degli indicatori personalizzati)… oppure si devono cercare risorse (e sono su questa strada) per fare selezioni di titoli in base ad alcuni parametri di bilancio fondamentali, ma in questo caso chi calcola questi parametri ha accesso alle banche dati professionali… per cui si rischia di essere dipendenti da queste risorse che possono da un momento all’altro non essere più gratuite…

  10. Bene bene ragazzi… sono molto contento della piega che sta prendendo questa discussione…
    … ognuno vada per la sua strada e se scopre cose interessanti le condivida con gli altri usando questo blog…
    … io sono d’accordo con quello che scrivi Antonio…
    … ho capito che stai percorrendo una tua strada e mi fa piacere se decidi di condividere con noi i tuoi risultati…
    … per me la strategia corretta potrebbe iniziare anche da una ricerca delle aziende in base al loro P/E: prenderei in considerazione quelle aziende il cui p/e è minore di 20: quello che sto cercando e che è di FONDAMENTALE IMPORTANZA per me è un software che mi filtri le aziende in base al p/e…
    … aziende con un p/e superiori a 20 sono per me da scartare perchè non sono più un buon affare: è come se stessimo comprando dei vestiti invernali all’inizio dell’inverno e poi magari questi vestiti sono pure alla moda: non so se mi spiego!
    Una volta scremate le aziende che rispondono alle caratteristiche da me richieste (in base al P/E) confronterei questo dato con un indicatore che mi esprime il valore reale delle risorse aziendali (le sue potenzialità economiche)…
    … se il settore poi tira e l’azienda ha una solida mission può competere con la concorrenza più spietata!
    Dobbiamo cercare di trovare delle buone occasioni ed è chiaro che fatto tutto questo l’analisi tecnica ci aiuta a scegliere il timing di ingresso nel businness: perchè se azzecchiamo il corretto timing guadagniamo del tempo prezioso e possiamo rendere il titolo “non più perdente” (stop loss che supera il prezzo di acquisto del titolo al lordo delle commissioni) in un perido di tempo minore… e a quel punto non ci resta che lasciar galoppare il cavallo e stare a guardare!
    Dai diamori da fare: individuiamo gli spunti migliori e mettiamoci al lavoro, ognuno secondo le nostre possibilità, per aggiungere valore a questo post: SONO SICURO CHE TIREREMO FUORI UN BEL RAGNO DAL BUCO!
    UN RAGNO D’ORO! CHISSA’!
    Dai dai… questa è una bella alleanza di cervelli!!
    Complimenti Antonio.
    Michele

  11. Va bene.
    Comincio però dandoti uno spunto di riflessione: tu parli di confrontare (salvo trovare un metodo per farlo su grandi quantitativi di titoli) P/E e cioè il prezzo di un’azione al suo profitto (utile netto contabile). Al di la dell’individuazione della soglia che tu valuti in 20 e che giustamente ci fa capire se un’azione è o meno a buon mercato, dovresti valutare il confronto del prezzo, non con utile netto bensì con il valore EBITDA che depura l’utile dalle politiche fiscali dell’azienda…. naturalmente anche in questo caso se si è già individuato un numero ristretto di aziende l’analisi si può fare anche a mano, ma se si deve utilizzare il criterio per fare la selezione tra migliaia di titoli ci vuole la banca dati professionale….

  12. Esiste un indicatore che permette di sapere se un titolo è sottovalutato o sopravvalutato conoscendo solamente il tasso di incremento dei dividendi, il tasso obbligazionario (della nazione ove è ubicata l’azienda) è il rischio di volatilità.

    La formula è dividendi/(tasso obbligazionario + volatilità + inc. dividendo)

    i 3 dati al denominatore vanno inseriti in sotto forma di 0,025 (inflazione del 2,5%) ecc.

    Rusulterà una cifra, quella sarà il valore effettivo dell’azione di quella azienda. Se il valore dell’azienda è + basso allora vuol dire che è sottovalutata altrimenti sopravvalutata.

    Quest’operazione si deve effettuare all’inizio o alla fine di un ciclo economico.

  13. Non credo che sia sufficiente il parametro che consigli… l’utile netto non defiscalizzato non basta…
    … bisogna guardare il cash flow e tutto il potenziale patrimoniale della società…
    fare un bilancio e trovare una variabile che ci esprima il valore reale di questa società?
    E’ come quando vai a prendere un vestito e dici: anche se magari è fuori moda è un tessuto buono?
    Non so se mi spiego?!
    Mik

  14. Quello che ti indicavo si inserisce nel criterio per selezionare i titoli da sottoporre a succesiva analisi approfondita (passando per la scelta del settore, la capitalizzazzione ecc). Cioè la scrematura che tu fai con il P/E, potrebbe (quindi salvo verifica) essere più circoscritta se si utilizza l’altro parametro (per aspetti fiscali intendo anche quelli riferiti ai criteri di ammortamento).
    Sono d’accordo per l’analisi del cash flow che in questo momento di mercato è utile per individuare le aziende che hanno il caburante: anche nelle aziende per cui lavoro in questo momento “the cash is king”, cioè chi adesso ha buona risorsa finanziaria riuscirà a migliorare i risultati economici dei prossimi anni; altri che invece adesso hanno un bel bilancio dal punto di vista economico, ma un cash non adeguato, potrebbero veder deteriorato questo vantaggio…

  15. bhe alla fine non e che esiste un metodo buono, bisogna sempre considerare diversi aspetti:

    1) la propensione al rischio
    2) il tempo che si può dedicare all’attività
    3) se si preferisce guadagnare “poco” per volta ma più sicuri oppure se si vuole guadagnare “molto” ma correndo dei rischi anche se moderati

    ci sono poi anche tanti altri aspetti ma questi già fanno una grande differenza.

    Personalmente ad esempio negli utlimi anni mi sono lanciato sugli etf perchè mi permettono di tolgiere uno dei rischi tipici dell’azionario pur mantenendo performance simili. Certo, se uno riesce a fare bene le analisi e compra un titolo che in 2 anni aumenta di 20 volte è un gran bel colpo (un po come quelli che nel 97/98 hanno comprato Stm, Tiscali ecc.).

    Con un fondo comune mantieni la classica media dell’azionario (diciamo 30/40%) in un anno che va bene che dicerto non sono decuplicazione dell’investimento ma non ci sputerei neanche sopra.

    Investo sempre con due tattiche: la prima prevede metà del capitale su investimenti in cicli trimestrali con etf leva a 2, la seconda su cicli quadriennali con etf sempre a leva. Ogni trimestre le performance variano da 10 fino al 20% con l’investimento leverage. Con quello quadriennale ho fatto 70% in circa 1 anno puntando short sfruttando l’ultima crisi.

    Tu che ne pensi Michele.

  16. Bene Patrizio… è buono tutto ciò che funziona… so che hai scritto un libro che descrive la tua tecnica di investimento…
    … credo che se dai ai lettori un link per avere più informazioni sulla tua Opera non sarebbe per niente male…
    Grazie
    Michele

  17. A grazie, non lo avevo detto per evitare di fare pubblicità senzapermesso, non mi sembrava il caso. Una volta in un forum avevo accennato al mio libro di consulenze finanziarie e sono stato linciato. Si vede che tu sei una persona seria.

    La scheda tecnica del mio libro sta qua:

    http://www.autostima.net/raccomanda/guadagnare-con-i-cicli-di-borsa/

    Si tratta di un libro sull’analisi ciclica che si può utilizzare da sola o insieme alla più famosa analisi tecnica.

  18. Ci mancherebbe Patrizio… ti considero un componente uffiicale del Blog di Tradingfurbo.net ed è giusto
    pubblicizzare le Opere di chi scrive con costanza nel Blog di Tradingfurbo mi fà molto piacere!
    Chissà che un giorno non ti vada di scrivere un ebook anche per Tradingfurbo.
    :-)
    A risentirti presto!
    Michele

  19. Mi piacerebbe impastare…
    Quando avrò l occasione vi sarò sicuramente..
    Ora non posso a causa della tremenda crisi che mi ha colpito sia finanziariamente che emotivamente..
    Avevo promesso di acquistare ma non l'ho fatto…
    Le cause di forza maggiore ( spese, assicurazioni,,,,) me
    Lo hanno impedito…ho fatto brutta figura…chiedo scusa…
    Spero di poter un giorno di essere più sereno e di guardare al futuro con serenità nei prossimi anni.
    Un saluto a Michele russo…

  20. Non so a cosa ti riferisci con il termine "impastare" e che cosa tu intenda di preciso, comunque io sono sempre qua! In bocca al lupo!

  21. Ciaso, sono nuovo qui. Complimenti per la chiarezza. Domanda da primino: esiste una forma di manipolazione che con la vendita allo scoperto o short produce la "zampata"? Ho letto di una teoria che questo comportamento indica una risalita del titolo spinto in basso. Se ciò ha una certa validità come è possibile "spingere" in basso e chi spinge come fa a ricomprare in utile?
    Un grazie per la risposta e a presto.

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