Ecologia della Ricchezza Personale

Pecore e Leoni: Immagine del Sè ed Essenza

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Questo è un articolo molto importante perchè veicola dei concetti chiave che possono fare la differenza (per chiunque) tra una vita vissuta alla grande e una vita passata a sopravvivere.

Ti voglio parlare del concetto dell’immagine del sè, dell’essenza individuale e dei fattori chiave che ne determinano la libera espressione; il discorso ci porterà ad esaminare le potenzialità e le controindicazioni della mente.

Intanto incominciamo con il dire che la mente è uno strumento potentissimo soltanto se sappiamo ridurla a nostro “servo”: la mente è uno strumento di cui dobbiamo poter disporre a nostro piacimento, cioè dovremmo essere noi a decidere quando farla lavorare e quando disattivarla.

Sarebbe il massimo se fosse così ma in realtà per la maggior parte delle persone è proprio il contrario: la maggior parte delle persone sono dei burattini che si fanno pilotare dai propri pensieri frutto di un lavorio eccessivo della loro mente che “violentata” da diverse pressioni ambientali si mette a “stralavorare” in maniera aberrante.

E l’individuo diventa una vittima di questo lavorio: questa aberrazione si manifesta in varie sfumature da un individuo all’altro sotto forma di stress, ansia fino a sfociare in vere e proprie sindromi psichiatriche.

Questa introduzione sulle caratteristiche della mente e sulla necessità di controllarla in ogni momento è doverosa per introdurre l’altro concetto importante di questo articolo, ossia la differenza che esiste tra l’immagine del Sè e l’essenza individuale.

La nostra essenza esprime il nostro potenziale innato dal punto di vista materiale, mentale, emozionale, spirituale.

L’espressione del nostro potenziale è condizionata dal lavoro della mente che elabora tutte le informazioni provenienti dall’esterno (soprattutto) e dall’interno (queste rielaborazioni hanno a loro volta parte attiva) il risultato di questo lavoro è l’instaurarsi di certe immagini mentali di come siamo e di certe convinzioni che determinano come ci vediamo e chi siamo per gli altri.

La riscoperta graduale dell’essenza è un lavoro quotidiano che consiste nel disattivare la mente e rimanere in ascolto (ascolto è un termine che in questo contesto non si riferisce soltanto al senso dell’udito ma coinvolge tutti i sensi).

Il nostro potenziale è veramente illimitato e può essere sviluppato imparando a disattivare a comando la mente: solo in questo modo possiamo utilizzare questo fantastico strumento per esprimere al massimo tutte le nostre potenzialità come individui eliminando innanzitutto il potere esercitato dai condizionamenti esterni (le altre persone e i mass media) che manipolano la nostra mente fino a farla diventare uno strumento potente di condizionamento inconsapevole.

Esiste una profonda differenza tra immagine del Sè, personalità ed essenza e la strada per elevare l’individuo è la consapevolezza e la padronanza delle proprie potenzialità e dei propri “strumenti di lavoro”.

Spero io abbia raggiunto lo scopo che mi ero prefissato che è quello di generare uno spiraglio di consapevolezza in tutte le persone che ne hanno bisogno.

Per finire in bellezza voglio raccontarti una antica parabola orientale (tratta dal libro “il coraggio” di Osho) che veicola alla perfezione il senso del messaggio che oggi volevo mandarti.

Una antica parabola narra di una leonessa: stava saltando da una collina all’altra e, mentre saltava, partorì un cucciolo. Il cucciolo cadde sulla strada, dove stava passando un gregge di pecore. Naturalmente, cominciò a vivere con le pecore e a comportarsi come una pecora. Non immaginava nemmeno lontanamente di essere un leone; come avrebbe potuto? Intorno a lui c’erano solo pecore. Non aveva mai ruggito come un leone, perchè una pecora non ruggisce. Nè era mai stato solo come un leone, perchè una pecora non è mai sola. Le pecore vivono nella folla, perchè quest’ultima è un comodo rifugio, una sicura protezione. Se guardi le pecore camminare, le vedrai procedere così vicine che praticamente inciampano l’una nell’altra. Sono terrorizzate dall’idea di stare da sole.

Il leone cominciò a crescere. Era uno strano fenomeno. Mentalmente, si era identificato nell’essere una pecora, ma la biologia non procede in base alle tue identificazioni; la natura non segue la tua mente: divenne uno splendido esemplare di giovane leone ma, poichè tutto accadeva molto lentamente, le pecore si abituarono a lui, così come lui si era abituato alle pecore.

Ovviamente, le pecore pensavano che fosse un pò pazzo. Non si comportava nel modo giusto, era un pò fuori di testa e continuava a crescere. Non era così che doveva comportarsi, chi si credeva di essere: un leone? Loro sapevano che non lo era, perchè lo conoscevano sin dalla nascita. L’avevano allevato, gli avevano dato il proprio latte. E anche se per sua natura non era vegetariano – nessun leone è vegetariano – questo lo era, perchè le pecore sono vegetariane: brucava il prato con grande gioia. Le altre pecore finirono con l’accettare le sue differenze: era un pò più grande e assomigliava a un leone. Una pecora molto saggia aveva detto: “E’ solo uno sgorbio; ogni tanto la natura fa questi scherzi, accade”.

E il leone stesso aveva accettato tutto ciò come verità. Il suo colore, il suo corpo erano diversi: doveva essere un mostro, qualcosa di anormale. Ma l’eventualità che fosse un leone era impossibile! Intorno a lui c’erano solo pecore, e gli psicanalisti pecora gli spiegavano: “Sei solo un errore della natura: non preoccuparti, siamo qui per prenderci cura di te”.

Ma un giorno passò di lì un vecchio leone che vide questo leoncino emergere su quel gregge di pecore. Non riusciva a credere ai suoi occhi! Non aveva mai visto nè sentito parlare di una cosa del genere: un leone stava in mezzo a un gregge di pecore e nessuna ne aveva paura: e questo leone camminava esattamente come una pecora, brucando l’erba!

Era qualcosa di incredibile: il vecchio leone si dimenticò di essere venuto a prendere una pecora per colazione. Scordò del tutto la colazione. Davanti a sè aveva uno spettacolo così insolito che decise di catturare il giovane leone e farsi spiegare cosa stava succedendo. Ma il giovane leone cominciò a scappare, ed era più veloce del vecchio leone. Benchè pensasse di essere una pecora, di fonte a un pericolo questa identiicazione spariva: correva come un leone e il vecchio leone fece fatica a catturarlo. Alla fine il vecchio leone ci riusì. Il leoncino piangeva, singhiozzava e implorava: “Lasciami stare, non sono altro che una povera pecora. Lasciami andare.”

Il vecchio leone rispose: “Idiota! Smettila di dire sciocchezze e vieni con me allo stagno”! Proprio lì accanto c’era uno stagno e il vecchio leone vi portò il leoncino. Il giovane leone era riluttante, non voleva andare, ma cosa puoi fare contro un leone se sei solo una pecora? Se non lo segui, può ucciderti; quindi gli andò dietro.

Lo stagno era calmo e limpido come uno specchio. Il vecchio leone disse al giovane: “Ora guarda. Guarda il mio volto e il tuo. Guarda il mio corpo e il tuo nell’acqua”.

Dopo un secondo, il giovane leone emise un ruggito che riecheggiò per tutta la valle. La pecora era scomparsa: era un essere totalmente diverso; aveva riconosciuto se stesso. L’identificazione con la pecora non era una realtà, ma solo un concetto mentale. Adesso aveva visto la realtà. Il vecchio leone disse: “Ora non devo dirti altro. Hai capito”.

Il giovane leone potè sentire una strana energia che non aveva mai avvertito prima, come se fosse stata assopita. Ora aveva un enorme potere, mentre prima era sempre stato una debole e umile pecora. Tutta quell’umiltà, quella debolezza, semplicemente evaporarono.

Fine della storia: fai le tue riflessioni e magari scrivile qui sotto nella bacheca dei commenti … sarà un piacere per me leggerti e risponderti!

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4 Commenti

  1. baldassare

    Ciao Michele.
    La tua stupenda storia è scritta da una personalità Osho illuminante per molti imprescrutabile per altri.
    Sono sempre anedoti ( tipo Zen)che fanno riflettere , forse devono essere calate nella realtà di ognuno e soprattutto vengono recepite solo da chi percorre quel cammino.
    Come tu sai il periodo storico che viviamo è complesso e vi sono molte correnti di pensiero.
    Chi lo sa quale sia la via da percorrere? lo sapranno dopo la nostra morte le future generazioni che vivranno sulla loro pelle le scelte che faranno le lobbi di potere e le varie caste che gestiscono le file dell'economia.
    Un saluto
    Baldassare Alessi

  2. Franco

    Grazie Michele, me lo stavo dimenticando. E' bello essere se stessi

  3. Simone

    Grazie Michele, molto interessante.
    non conoscevo questa storia… ma fa molto riflettere su come a volte, condizionati da eventi o persone esterne, viviamo una vita che non è la nostra. Soffochiamo il nostro potenziale e ce ne stiamo li a guardare mentre la vita ci passa davanti.
    A volte anche quando qualcuno ce lo fa notare, facciamo finta di niente e ce ne stiamo li a guardare. E' come se il leone, dopo essersi visto nell'acqua, facesse finta di niente e tornasse fra le pecore a fare la vita di prima. Avrebbe perso l'occasione della sua vita.
    Grazie
    A presto

  4. ANTONIA

    CIAO MICHELE, CARINA LA "PARABOLA" DI OSHO MI RICORDA TANTO LE FAVOLE DI ESOPO SAGGE.

    QUESTA PARABOLA MI DICE SOLO DI INDIVIDUARE SE SONO NATO LEONE (PREDATORE) O PECORA (PREDA).

    CALANDOMI PERO' NELLA REALTA' DI ESSERE UMANO, COME PENSI POSSA SAPERE SE SONO PREDA O PREDATORE?? ALQUANTO DIFFICILE…SECONDO ME SE SI POSSEGGONO DELLE POTENZIALITA' QUESTE SCATURISCONO DA SE.
    HO UNA DOMANDA PER TE. NON SO SE LA PARABOLA FINISCE COSI' MA SECONDO TE, IL LEONE-PECORA, AVENDO REALIZZATO DI ESSERE COLUI CHE MANGIA LE PECORE E' TORNATO INDIETRO AD ESEGUIRE QUESTO COMPITO, OPPURE HA CAMBIATO STRADA?

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