Gioco d’azzardo e dipendenza: come superarlo?
Psicologia della Ricchezza, Strategie di ArricchingIl gioco d’azzardo secondo la definizione di Wikipedia consiste nel puntare denaro (ma anche altri beni) sul futuro esito di un evento e il saldo di eventuali debiti deve avvenire per convenzione entro le 24 ore.
Possiamo considerare l’Investire in Borsa un Gioco d’azzardo?
In linea di principio qualsiasi attività che presenti un certo margine di incertezza può esser considerato un gioco d’azzardo anche se propriamente “Giocare d’Azzardo” vuol dire scommettere con altri sul risultato finale di un evento.
Tipicamente, la roulette, l’ordine di arrivo di una gara (per esempio le corse dei cavalli), la slot machine sono considerati dei veri e propri giochi d’azzardo.
Nella rete le comunità che trattano giochi d’azzardo stanno aumentando a dismisura e con queste i problemi di dipendenza che li caratterizzano.
E’ si, perchè purtroppo il gioco d’azzardo può innescare un fenomeno di dipendenza forte quanto l’eroina e non meno efficace nel rovinarti la vita, portandoti a dilapidare le tue ricchezze e molto spesso a rovinare per sempre la tua vita.
I dati sono allarmanti in Italia sono circa 3 milioni di persone che dipendono dalla “febbre del gioco”: spesso si sente di persone che hanno dato fondo all’intero patrimonio di famiglia e hanno contratto debiti enormi con gli usurai per il vizio di sfidare la sorte.
Si ho detto vizio, perchè quando la situazione diventa patologica di questo si tratta!
Certo tentare la fortuna al superenalotto ogni settimana non vuol dire che si è diventati dipendenti, è un abitudine gradevole per certe persone che la considerano uno svago, un modo per socializzare e conoscere persone che hanno in comune con loro questa curiosa abitudine: scambiarsi battute sull’argomento può essere infatti un modo per socializzare.
Fin qui tutto bene, nulla di male o di criticabile! 
Ma quando il giocare diventa una azione necessaria, allora si che si può parlare di dipendenza!
Quando ogni minuto hai in testa la voglia di giocare, il rammarico per l’ennesimo tentativo andato a vuoto e la spinta a rifarlo e sei sicuro che ogni volta è indubbiamente la volta buona, allora deve scattare l’allarme: hai bisogno di qualcuno che ti aiuti, sei arrivato ad un punto che può essere “di non ritorno” se non riconosci di avere bisogno di aiuto.
Quando ti accorgi di rientrare in questa descrizione, la prima cosa che ti consiglio di fare è ripetere continuamente a te stesso questa frase: “Io sono in difficoltà! Posso ritornare a sorridere e a vivere se riesco a condividere questo mio disagio con chi mi capisce e mi sa aiutare! Ho bisogno di aiuto e da ora mi impegnerò a cercarlo!”.
Quello che ti sto dicendo sfrutta il potere di focalizzazione che ha il nostro subconscio; per renderlo ancora più efficace ti consiglio di scrivere la frase su di un foglio, anzi più di uno e attaccare questi fogli in posti dove sai che prima o poi ti cadrà l’occhio: visualizzandoli continuamente verrai piano piano “riprogrammato” e agirai secondo questa nuova consapevolezza; eseguendo il comando contenuto nella frase ti aprirai piano piano agli altri e comincerai a cercare aiuto.
In linea di massima possiamo addirittura definire un identikit classico dell’individuo a rischio, quello cioè che può sviluppare la dipendenza dal gioco: di solito è maschio, over 30, separato o single, con scarsa conoscenza finanziaria e scarsa capacità di investire denaro, spesso ha almeno un genitore che ha avuto problemi analoghi.
Il giocatore patologico, ovvero quello con una vera e propria dipendenza dal gioco invece, si riconosce da diversi segnali: ha sempre il pensiero fisso del gioco, effettua giocate sempre più forti, sovente al di sopra delle sue possibilità economiche, rimugina continuamente sul modo per procurarsi i soldi che poi destina inevitabilmente a nuove giocate, inganna i familiari, compromette continuamente la vita privata e il lavoro fino a perderli, gioca per vincere la depressione in cui si trova.
Spesso la febbre del gioco è solo la punta dell’iceberg e nasconde un disagio esistenziale profondo, che è comunque superabile con l’aiuto dei familiari, dei veri amici e di un bravo psicologo.
Fondamentale da parte del soggetto malato è il prendere consapevolezza del problema, riconoscerlo e collaborare: “Aiutati che Dio ti aiuta!!”.
Incomincia a cambiare partendo dal tuo linguaggio: scegli parole che ti diano energia non che te la tolgano; sii consapevole del tuo problema ma non identificarti mai con esso e rifiuta le etichette, non visualizzarti mai nella tua mente con l’identità del giocatore d’azzardo, ma comportati come una persona che sta sfruttando una situazione accidentale della vita per crescere.
Ogni situazione della vita, anche la più dura e la più triste, nasconde in se un grande insegnamento e spetta soltanto a te riconoscerlo: nessuno può farlo per te!
Se invece hai un parente o un amico che soffre di questa situazione, sappi che spesso ti dirà delle bugie, ma lo fà soltanto perchè è vittima di una situazione che lo tiene imprigionato; io ho avuto lo stesso problema con un mio amico e ti posso dire una cosa: la durezza non aiuta, la durezza ti allontanerà sempre di più da lui e ti negherà la possibilità di riuscire ad aiutarlo.
Questa è una persona che invece ha bisogno di amore, è un soggetto che ha un “buco nero d’amore” e ha cercato di riempirlo sensa riuscirci per poi finire nella trappola del gioco: sii paziente e comprensivo, dona amore, cerca il contatto fisico, offri dolcezza e tenerezza…
… sono una vera medicina !!!
Come nel caso del “riuscire ad avere successo finanziario”, per avere successo in questa situazione e vincere la sfida del vizio del gioco non ci si può improvvisare: occorre un mentore.
Un mentore in questo caso è qualcuno che ha avuto il tuo stesso problema, anzi peggiore, ma non lo ha più perchè è riuscito a superarlo.
In realtà quello che per lui è stato decisivo per superare il problema potrebbe non andare bene per te, è per questo che sarebbe utile avere più di un mentore ed è per questo che sono nate, come nel caso degli alcoolisti e dei tossicodipendenti dei gruppi per confrontarsi, raccontarsi esperienze e, insieme, uscire dal tunnel del gioco.
Una di queste è l’Associazione Giocatori Anonimi che da anni si occupa di chi ha sviluppato una dipendenza patologica per il gioco d’azzardo, ossia chi fà delle bische, del casinò, delle lotterie, del bingo, del videopoker, del “gratta e vinci” e di altri giochi simili una vera e propria “ragione di vita”.
Spero che tu non abbia un problema del genere, ma se ce l’hai sappi che ti stai comportando da vittima e chi lucra in questi business vuole che tu continui a stare male; sappi che hai una responsabilità: se decidi di continuare non farai che alimentare questo business e ciò creerà problemi a tante altre persone.
Fai un bel respiro invece! 
Prenditi un pò di tempo per te… esci dal tuo corpo e guarda tutta la situazione dall’alto: ora sei fuori dal videogioco e puoi prendere nelle tue mani i comandi, portando l’omino che ti rappresenta a superare anche questo “muro”.
Fai dei piccoli passi ma falli nella direzione giusta… DECIDI solo quello che va bene per te e RECIDI tutte le altre possibilità o situazioni che ti fanno ricominciare da capo!
In bocca al lupo!
p.s.: scegli solo il meglio per te… … clicca qui!




venerdì 20 novembre 2009 02:15
Ciao Michele, bel post davvero. Una cosa di cui si parla sempre troppo poco, è il gioco d’azzardo legalizzato che lo stato propone ai suoi cittadini tramite i sistemi più vari. Non so come la pensi tu, ma io credo che si tratti di una cosa VERGOGNOSA! :-(
domenica 22 novembre 2009 13:31
… si sono d’accordo… ma non ti sembra ancora più vergognosa l’ignoranza e la cecità di certa gente che continua
imperterrita a permettere allo Stato o ad altre organizzazioni di compiere questi “crimini mascherati da buone azioni” ?…
bisogna che la gente si renda conto che lo Stato siamo noi…
… abbiamo la responsabilità di ogni cosa che facciamo… “Whati goes around Comes Around” ovvero quello che semini raccogli…
è ora che la gente si renda conto di quanto è importante investire su se stessi e migliorare i “grandi Sistemi” attraverso il miglioramento dei “Piccoli Sistemi”
ovvero di Noi Stessi: invece di continuare a lamentarsi che tutto non va bene potrebbe questa gente utilizzare questa energia per implementare le proprie
qualità…
“L’informazione senza energia è priva di potere L’energia senza informazione è priva di scopo…”
Grazie Marco per questi straordinari spunti di riflessione!
Michele